Consulente in ambito penale e civile

La Psicologia Giuridica ha criteri scientifici e metodologici propri, diversi da quelli del diritto, anche quando svolge, rispetto ad esso, funzioni probatorie ed ausiliarie. Quanto appena detto fa chiaramente  comprendere come la disciplina mantenga una sua autonomia, attingendo dal proprio referente scientifico paradigmi, metodi di ricerca e strumenti operativi, da applicare pur sempre a questioni inerenti il diritto.

De Leo (1995) definisce la Psicologia Giuridica come una disciplina applicativa di taglio psico-sociale, che fa proprie competenze della psicologia clinica, della psicologia dell’età evolutiva e della famiglia, della psicologia dei gruppi e delle organizzazioni, nonché della psicologia cognitiva; una disciplina insomma in continua evoluzione sia in termini di competenze che relativamente all’oggetto a cui viene applicata.

Lo psicologo giuridico è uno psicologo che utilizza gli strumenti diagnostici e di intervento propri della psicologia e li applica a questioni inerenti il diritto, tenendo in considerazione la complessità e l’interdisciplinarietà del contesto in cui opera; è fondamentale, a tal proposito, che abbia seguito un percorso formativo specifico, che gli consenta di conoscere le leggi e di contestualizzare i propri modelli interpretativi ed operativi.

Data la continua e progressiva crescita della domanda di consulenti tecnici esperti, nel 2003 l’Ordine degli Psicologi ha avvertito la necessità di regolamentare la figura dello psicologo giuridico, per evitare che lo si consideri, in maniera generica, uno psicologo che risponde occasionalmente alle domande postegli dal diritto, piuttosto che un esperto con una preparazione specifica. 

Oggi lo psicologo forense è una figura capace di rivestire ruoli diversi, ed il suo contributo viene generalmente richiesto quando si ritenga essenziale lo svolgersi di indagini condotte da una persona con specifiche competenze tecniche (art. 61 c.p.c., art. 220 c.p.p.).